TURCHIA-ITALIA: OGGI A ISTANBULL’INCONTRO TRA MELONI E ERDOGAN

Pubblicato da Quotidiano del Sud – L’Altravoce dell’Italia – 20/01/2024

Dal Medio Oriente al Mar Rosso. Si discuterà dei principali fascicoli bilaterali e internazionali

Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, incontrerà oggi a Istanbul, in Turchia, il presidente della Repubblica turca, Recep Tayyip Erdogan, con cui discuterà dei principali fascicoli bilaterali e internazionali in occasione di una cena. Dal Medio Oriente al Mar Rosso, la regione è interessata da una fase di tensione dallo scorso 7 ottobre. Il presidente del Consiglio ed Erdogan si sono incontrati in varie occasioni da quando Meloni guida l’esecutivo. In particolare, l’11 luglio scorso, Meloni ed Erdogan hanno avuto un colloquio di circa 50 minuti a margine del vertice della Nato a Vilnius, capitale della Lituania, in cui hanno discusso della cooperazione tra Italia e Turchia, dello sviluppo delle relazioni economiche e di questioni regionali.

La cena di domani avviene in vista delle elezioni amministrative locali, che si terranno a livello nazionale in Turchia il prossimo 31 marzo. L’incontro tra il premier italiano e il presidente turco si tiene inoltre in un momento di grande tensione internazionale, in particolare in Medio Oriente, innescata a partire dal 7 ottobre 2023, giorno dell’attacco del movimento islamista palestinese Hamas in Israele, a cui sono seguite le operazioni militari israeliane nella Striscia di Gaza. Dall’inizio delle tensioni, Ankara si è schierata con i palestinesi, criticando la politica di Israele, con cui restano in essere gli accordi commerciali. L’Italia, dal canto suo, sostiene il diritto all’autodifesa di Israele, in quanto Paese alleato e amico, sottolineando la necessità di difendere i civili sia israeliani che palestinesi.

Il governo italiano ha anche inviato la nave ospedale Vulcano della Marina militare italiana nell’ambito degli aiuti umanitari verso la Striscia, oltre ad avere l’intenzione di ospitare e curare100 bambini e le loro famiglie provenienti da Gaza, e allestire un ospedale da campo in Egitto. Il conflitto tra Gaza e Israele ha innescato una tensione in tutta la regione. A partire dall’8 ottobre scorso, infatti, al confine tra Libano e Israele ci sono stati scontri quasi quotidiani tra le forze israeliane e il movimento sciita libanese filo-iraniano Hezbollah, che ha agito in sostegno delle milizie palestinesi. A ridosso del confine con Israele, sul lato libanese, dal 1978 opera la Forza di interposizione delle Nazioni Unite nel sud del Libano (Unifil), che secondo il mandato della risoluzione 1701 del 2006 ha l’obiettivo di monitorare la cessazione delle ostilità, garantire il rispetto della Linea blu (linea di demarcazione tra i due Paesi), e sostenere la popolazione locale e le attività delle Forze armate libanesi. Il contributo italiano attuale alla missione è di 1.076 caschi blu.

Anche in Siria e in Iraq si sono registrati forti squilibri negli ultimi mesi, dove le milizie sciite filo- iraniane hanno effettuato un centinaio di attacchi contro le basi della Coalizione internazionale contro lo Stato islamico (Is), a guida statunitense. Il rischio di un effettivo allargamento del conflitto nella regione è stato rimarcato nell’ultima settimana dall’attacco missilistico perpetrato la notte del 16 gennaio dall’Iran contro Erbil, il capoluogo della Regione autonoma del Kurdistan iracheno. Nell’attacco sono morti almeno quattro civili, tra cui l’imprenditore curdo Peshraw Dizayee e la figlia di 11 mesi, e altre 17 persone sono rimaste ferite. L’Italia è presente in Iraq con un contingente di 280 militari e 25 mezzi terrestri, impiegati nella missione Nato nel Paese, che opera in maniera coordinata e complementare con la Coalizione internazionale anti-Is. Da novembre scorso, inoltre, le milizie yemenite filo-iraniane Houthi hanno iniziato a condurre una serie di attacchi contro diverse imbarcazioni in transito nel Mar Rosso, una delle rotte più importanti per il commercio mondiale, in risposta a quello che considerano un assedio contro Gaza ad opera di Israele.

Di conseguenza, dalla scorsa settimana, le forze degli Stati Uniti e del Regno Unito hanno effettuato una serie di raid aerei e navali contro le postazioni degli Houthi in Yemen (gli ultimi raid sono avvenuti questa mattina). Questi avvenimenti hanno quindi portato il Qatar, vicino alla Turchia, a sospendere temporaneamente l’invio delle navi gasiere dirette verso l’Europa. Al fine di garantire la sicurezza, l’Italia è presente con la fregata Federico Martinengo che ha sostituito, nei giorni scorsi, la fregata Virginio Fasan nell’ambito dell’attività nazionale di sorveglianza marittima e protezione delle unità mercantili in prossimità dello stretto di Bab el Mandeb, che collega il Mar Rosso con il Golfo di Aden e quindi con l’Oceano Indiano. Tra le altre questioni di attualità che Meloni ed Erdogan potrebbero affrontare domani a Istanbul vi è anche la guerra tra la Russia e l’Ucraina, e le sue conseguenze sull’economia a livello mondiale. Una questione in cui la Turchia ha un ruolo cruciale, visto che è stata proprio Ankara, insieme alle Nazioni Unite, a mediare l’accordo sul corridoio del grano nel Mar Nero.

L’accordo è stato raggiunto nel 2022 per sbloccare la crisi dei cereali, una conseguenza del conflitto russo-ucraino, con l’obiettivo di garantire l’esportazione del grano ucraino attraverso i porti del Mar Nero, in particolare verso l’Africa (una delle aree più colpite dal conflitto a causa della propria dipendenza dalle importazioni di grano e carburante). A proposito del continente africano, non è escluso che i due leader possano discutere anche di Libia, dove l’Italia ha un forte interesse, soprattutto nel settore economico, essendo il primo partner commerciale del Paese. Da parte sua, Ankara ha una forte presenza nel Paese nordafricano, dove dal gennaio 2020 ha dispiegato le proprie forze militari. Infine, un altro tema di discussione per il capo del governo italiano e il presidente turco saranno i rapporti bilaterali. Secondo l’ultimo rapporto dell’Osservato – rio economico di Info mercati esteri, l’Italia è stata il quarto mercato di destinazione dell’export turco e il settimo fornitore della Turchia da gennaio a novembre 2023.

La Turchia, invece, stata il 12mo mercato di destinazione dell’export italiano e il 13mo fornitore dell’Italia da gennaio a ottobre 2023. Nello specifico, i principali prodotti italiani esportati in Turchia da gennaio a novembre scorso sono stati: macchinari e apparecchi vari (23,4 per cento); mezzi di trasporto (14,2 per cento); metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (10,1 per cento); prodotti delle altre attività manifatturiere (9,4 per cento), sostanze e prodotti chimici (9,3 per cento); prodotti tessili, abbigliamento, pelli e accessori (7,7 per cento). L’Italia, invece, nello stesso periodo di tempo, ha importato dalla Turchia: mezzi di trasporto (25,9 per cento); metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (14,1 per cento); prodotti tessili, abbigliamento, pelli e accessori (13,1 per cento); articoli in gomma e materie plastiche, e altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (7,4 per cento); macchinari e apparecchi vari (7,4 per cento); infine, apparecchi elettrici (6,5 per cento).

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