Spagna: Sanchez alla guida del Paese tra tensioni e rivendicazioni indipendentiste

Pubblicato da Quotidiano del Sud – L’Altravoce dell’Italia – 17/11/2023

Il leader socialista è riuscito ad assicurarsi la maggioranza assoluta con i 179 voti del Partito socialista operaio spagnolo (121) e quelli di Sumar (31), Sinistra repubblicana di Catalogna (7), Uniti per la Catalogna (7), Eh Bildu (6), Partito nazionalista basco (5), Blocco nazionalista galiziano (1) e Coalicion Canaria (1)

Pedro Sanchez ha ottenuto la fiducia del Congresso dei deputati e sarà nuovamente presidente del governo spagnolo dopo un dibattito parlamentare caratterizzato da scontri ed accuse reciproche. Il leader socialista è riuscito ad assicurarsi la maggioranza assoluta con i 179 voti del Partito socialista operaio spagnolo (121) e quelli di Sumar (31), Sinistra repubblicana di Catalogna (7), Uniti per la Catalogna (7), Eh Bildu (6), Partito nazionalista basco (5), Blocco nazionalista galiziano (1) e Coalicion Canaria (1). Hanno espresso, invece, voto contrario il Partito popolare (132), Vox (33) e Unione del popolo navarro (1). Se Sanchez ha incassato un successo politico che pochi immaginavano possibile quando a maggio scorso convocò le elezioni anticipate dopo la sconfitta alle regionali e comunali, la sua maggioranza parlamentare, tuttavia, sarà legata a doppio filo agli accordi stabiliti con le formazioni indipendentiste.

Il portavoce di Sinistra repubblicana di Catalogna (Erc), al Congresso, Gabriel Rufia, ha ammonito che il suo partito ha la “forza” di costringere il governo Sanchez non solo ad accettare l’amnistia, ma anche a “votare un referendum in Catalogna in futuro”, inv tando i socialisti a “non giocare d’azzardo”. La portavoce di Uniti per la Catalogna (JxCat), Miriam Nogueras, ha invece lamentato il fatto che nel suo discorso di investitura Sanchez “non sia stato coraggioso” e non abbia “utilizzato i termini previsti” dal patto tra le due formazioni. “Non ha osato affrontare direttamente la questione catalana come appare nell’accordo”, ha sottolineato.

Gran parte del dibattito è stato caratterizzato, come prevedibile, dagli accordi sottoscritti tra i socialisti ed i partiti indipendentisti e a tenere banco è stata, in particolare, la legge di amnistia. Da una parte il Psoe ha ribadito che non si tratta di un “attacco” alla Costituzione del 1978 ma, al contrario, un “esempio della sua forza e validità” per favorire il “ricongiungimento” tra la Catalogna e la Spagna. “Questa amnistia andrà a beneficio di molte persone. Ai leader politici di cui non condivido le idee e di cui rifiuto le azioni. Ma aiuterà anche centinaia di cittadini trascinati nel processo”, ha evidenziato Sanchez in un passaggio del suo discorso di investitura. Sanchez ha difeso le politiche progressiste messe in atto dal suo governo e che solo un altro esecutivo progressista sarebbe in grado di consolidare. Uno dei punti centrali della controffensiva di Sanchez è stata l’accusa rivolta ai popolari di aver dato all’estrema destra di Vox “un posto in 5 governi regionali e 135 consigli comunali, permettendo loro di influenzare la vita di uno spagnolo su quattro” e di essersi “indissolubilmente” legati ai “discorsi” della formazione di Santiago Abascal.

Dall’altra parte, il Pp ha attaccato in numerose occasioni il leader socialista sostenendo che l’accordo sull’amnistia “non migliora la coesistenza” ma è invece arrivato “in cambio di nulla per il resto degli spagnoli”.

Il presidente dei popolari, Alberto Nunez Feijoo, ha denunciato il dibattito di investitura come “nato da una frode”, dato che l’amnistia agli indipendentisti catalani non era stata “votata alle urne” tra i punti del programma presentato dal Psoe alle elezioni del luglio scorso. Sempre in riferimento agli accordi con i partiti indipendentisti che hanno permesso a Sanchez di ottenere i voti necessari per la sua riconferma, Feijoo ha parlato apertamente in Aula di “corruzione politica”. “Non c’è altro nome per definire il prendere decisioni contro l’interesse generale in cambio di un guadagno personale”, ha detto il leader del Pp tra gli applausi dei suoi deputati. Feijoo ha avvertito che la Spagna “silenziosa e rassegnata” che vuole il premier spagnolo “non ci sarà” e che Sanchez dovrà invece ascoltare i cittadini “nelle piazze”, come già avvenuto in diverse città di tutto il Paese.

Il leader dei popolari ha poi ribadito che ricorreranno a tutte le sedi istituzionali e giudiziarie per fermare l’amnistia. Toni ancora più duri sono stati espressi dal partito sovranista Vox, i cui massimo rappresentante, Santiago Abascal, ha accusato Sanchez di aver messo in atto un “colpo di Stato pur di rimanere al potere grazie ai nemici della patria”. “Anche Hitler è salito al potere attraverso le elezioni e solo dopo ha manovrato per liquidare la democrazia”, ha affermato Abascal in uno dei punti più duri del suo intervento.

Domani, Sanchez dovrebbe prestare il giuramento sulla Costituzione davanti al re Felipe VI in un clima di polarizzazione politica senza precedenti nella recente storia democratica del Paese. I partiti di opposizione hanno già annunciato nuove mobilitazioni di massa nelle prossime settimane, mentre si prevedono ancora proteste davanti alla sede del Psoe in via Ferraz a Madrid. Il terzo governo Sanchez si appresta, dunque, ad insediarsi tra un alone di incertezza, chiamato a soddisfare gli impegnativi accordi sottoscritti con i partner indipendentisti che hanno reso possibile la sua riconferma. Le varie sigle localiste hanno già evidenziato come la fiducia votata oggi non vada considerata come un “assegno in bianco”

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