Siria, ancora scontri a Deir ez Zorventi di scissione nel fronte curdo

Pubblicato da Quotidiano del Sud – L’Altravoce dell’Italia – 06/09/2023

Nel governatorato di Deir ez Zor, nell’est della Siria, dove continuano gli scontri tra le Forze democrati- che siriane (Fds, coalizione di milizie a maggioranza curda sostenuta dagli Stati Uniti) e le tribù arabe locali, diversi osservatori hanno ravvisato la possibile fine di un’alleanza nata tra il 2014 e il 2016, dalla comune esigenza di arrestare l’avanzata dell’organizzazione terroristica dello Stato islamico.  Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani (Sohr), il bilancio degli scontri, iniziati lo scorso 27 agosto dopo l’arresto del capo del Consiglio militare di Deir ez Zor, Ahmed al Khabil, noto anche come Abu Khawla, è salito oggi ad almeno 90 morti, di cui 58 miliziani delle tribù locali e 24 combattenti delle Fds, e oltre 100 feriti.

Questa mattina, sei milizia- ni locali sono morti durante un tentativo di fuga dalla città di Dhiban, nella campagna orientale di Deir ez Zor, mentre le Fds sferravano un attacco contro la città per riprenderne il controllo. Nella sola giornata di oggi, 19 persone, tra le quali dodici miliziani delle tribù locali e sette combattenti delle Fds, hanno perso la vita, mentre nella regione, negli ultimi giorni, sono affluiti diversi gruppi armati costituiti dai clan turcomanni, integrati dal 2016 nella Brigata selgiuchide delle Fds. Ieri, invece, queste ultime avevano annunciato la morte di undici loro combattenti negli scontri armati. Sono dunque falliti, almeno finora, i tentativi delle forze curde di imporre il cessate il fuoco, disposto il 2 settembre, malgrado le dichiarazioni rilasciate ieri dal comandante, Mazloum Abdi, secondo il quale “la situazione si avvia verso la stabilizzazione”.

Vale la pena ricordare che Dhiban è considerata la roccaforte di Ibrahim al Hafel, uno dei capi della tribù di Al Akidat, attualmente ricercato delle Fds, che negli ultimi giorni avevano invano tentato di intavolare trattative con lui. La causa scatenante gli scontri tra Forze democratiche siriane e clan arabi e turcomanni a Deir ez  Zor è stata l’arresto, il 27 agosto, da parte delle Fds di Abu Khawla, comandante del Consiglio militare della città, finora affiliato alle forze curde. Abu Khawla era accusato, infatti, di essere coinvolto in “azioni criminali, traffico di droga e mala gestione della sicurezza”, oltre che di aver avuto contatti con il governo siriano. Quanto alle cause profonde del conflitto, nei giorni scorsi le Fds hanno accusato sia la Turchia, sia il governo di Damasco e l’Iran di voler provocare una guerra civile sulla riva orientale del fiume Eufrate, controllata dalle forze curde, con l’obiettivo di imporvi il proprio dominio.

Da parte loro, le tribù arabe locali, maggioritarie nel governatorato di Deir ez Zor, dove si trovano le principali risorse petrolifere del Paese, accusano da anni le Fds di attribuire maggior peso alle componenti curde della loro formazione, marginalizzando quella araba. Già nel marzo del 2020, un rapporto del dipartimento di Stato Usa lamentava l’esclusione delle tribù arabe dal Consiglio democratico siriano (Cds), ala politica delle Fds, soprattutto nel governatorato di Deir ez Zor, dove, durante la guerra contro lo Stato islamico, da queste tribù proveniva la maggioranza dei combattenti. Nel gennaio di quest’anno, secondo il quotidiano siriano di opposizione “Enab Baladi”, i siti di informazione curdi ventilavano l’ipotesi di un “nuovo progetto statunitense” per restituire peso decisionale alle tribù arabe, in particolare nel governatorato di Raqqa, dove sono operative le Brigate rivoluzionarie guidate da Ahmed Alloush, noto come Abu Issa, che avevano giurato fedeltà alle Fds già nel 2013, in occasione della conquita di Raqqa da parte dello Stato islamico.

Nella stessa regione del fiume Eufrate, gli Stati Uniti, che nei giorni scorsi hanno esortato le Forze democratiche siriane a riportare la calma a Deir ez Zor, hanno propri contingenti militari in prossimità del giacimento petrolifero di Al Omar e del giacimento di gas di Koniko, entrambi vitali per la produzione di idrocarburi nel Paese. Da parte sua, il governo di Damasco controlla la riva occidentale dell’Eufrate, dove l’Iran e le sue milizie hanno stabilito importanti postazioni. Intanto, le cellule residue dello Stato islamico (dopo l’abbattimento del califfato, nel 2019) conducono sporadiche azioni contro obiettivi militari delle Fds e dei militari siriani governativi. Dopo quasi venti giorni di scontri tra le Fds e le tribù arabe rappresentate nel Consiglio militare di Deir ez Zor, secondo l’emittente   radiotelevisiva   curda “Rudaw”, le milizie leali ad Abu Khawla controllano 18 villaggi, tra Dhiban, Hajin, Al Baghouz e Abu Kamal. Da parte loro, le Fds hanno annunciato di aver riconquistato Dhiban, Hawaji e Shuhail.

“Quanto accade a Deir ez Zor è una sedizione pianificata e messa in atto dalle milizie iraniane e dal corpo delle Guardie della rivoluzione (Ircg) di Teheran, su richiesta dell’intelligence di Teheran e in collaborazione con il regime”, ha dichiarato a “Rudaw” Shukri Sheikhani, membro della presidenza del Consiglio democratico siriano. L’obiettivo del governo siriano e della Repubblica islamica, secondo Sheikhani, è “minare le fondamenta dell’Amministrazione autonoma (del nord e dell’est, nota anche come Rojava, ndr) e di demolire il suo progetto nella regione”. Nondimeno, ha aggiunto, “Damasco e Teheran tentano di presentarlo come un conflitto arabo-curdo, mentre si tratta di un conflitto settario che Siria e Iran volevano per destabilizzare la regione”. Per Mattai Hanna, portavoce del Consiglio militare siriaco (formazione militare costituita principalmente da assiri e integrata nelle Fds), è principalmente la Turchia a seminare discordia tra arabi e curdi a Deir ez Zor, per diffondere la paura tra la popolazione del nord-est della Siria. A tale scopo, l’Esercito nazionale siriano (Ens), ha spiegato Hanna, ha scatenato un’offensiva contro Manbij, nel governatorato di Aleppo (a ovest dell’Eufrate), e contro la vicina Tel Tamr, in concomitanza con gli scontri di Deir ez Zor.

Inoltre, “Turchia e regime siriano stanno tentando di introdurre elementi sovversivi all’interno delle aree controllate dalle Fds, al fine di creare divisioni tra arabi e curdi”. Similmente, lo scorso 2 settembre, il comando delle Fds aveva dichiarato in un comunicato stampa (citato dall’emittente panaraba “Al Arabiya”) che il vero scontro oppone le forze curde alle milizie fedeli ad Ankara e al “regime siriano”, non alle tribù arabe. Nello stesso comunicato, inoltre, si precisava che l’operazione denominata “Rafforzamento della sicurezza”, lanciata lo scorso 27 agosto in coordinamento con le Forze armate statunitensi, era stata annunciata “su richiesta della popolazione di Deir ez Zor e dei capi delle tribù, che erano quindi al corrente del suo svolgimento”. Un’affermazione, quest’ultima, che fa riferimento all’arresto di Abu Khawla, avvenuto nel quadro della stessa operazione e motivato come un tentativo di difendere i diritti delle tribù arabe locali, con cui le Fds dichiarano di essere “in costante coordinamento”. Intanto, malgrado gli appelli alla stabilità e gli incontri organizzati con Fds e capi tribali arabi dall’ambasciata statunitense in Siria,  a Deir  ez Zor gli scontri continuano.

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