ONU: BOCCIATA LA RISOLUZIONE USA SUL CESSATE IL FUOCO A GAZA

Pubblicato da Quotidiano del Sud – L’Altravoce dell’Italia – 23/03/2024

Questa volta è stato il veto di Russia e Cina a impedire l’approvazione della proposta presentata dagli Stati Uniti

E’ ancora fumata nera per una risoluzione per un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza da parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Questa volta è stato il veto di Russia e Cina a impedire l’approvazione della proposta presentata dagli Stati Uniti, gli stessi che in precedenza avevano posto il veto su tre risoluzioni che chiedevano lo stop dell’offensiva israeliana a Gaza. Nel frattempo, il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, si è recato in Israele – dopo essere stato in Arabia Saudita ed Egitto – per incontrare il premier Benjamin Netanyahu e i membri del gabinetto di guerra, tra cui Benny Gantz. Inoltre, ieri sera sono riprese a Doha le trattative per raggiungere un cessate il fuoco nella Striscia e un accordo sullo scambio di ostaggi e prigionieri, a cui parteciperà anche il direttore del Mossad israeliano, David Barnea, che avrà colloqui con il primo ministro del Qatar, Mohammad bin Jassim al Thani, il direttore della Cia, William Burns, e il direttore dell’intelligence egiziana, Abbas Kamel.

Non c’è stato alcun “progresso reale” nei negoziati in corso in Qatar tra Israele e il movimento islamista palestinese Hamas, ha rivelato un funzionario israeliano al quotidiano “The Times of Israel”, aggiungendo che gli Usa stanno facendo pressione per proseguire i colloqui, che stanno “mascherando come un progresso”. La risoluzione presentata dagli Stati Uniti – storico alleato di Israele, ma in disaccordo su alcuni aspetti della gestione dell’operazione militare da parte del governo Netanyahu – al Consiglio di sicurezza Onu definiva “imperativo” un “immediato e prolungato cessate il fuoco per proteggere i civili di entrambe le parti” in conflitto a Gaza, consentendo “la consegna di assistenza umanitaria essenziale” e “l’alleviamento della sofferenza umanitaria”. Il documento, inoltre, collegava tale cessate il fuoco “al rilascio di tutti gli ostaggi” ancora nelle mani dei gruppi militanti palestinesi. Questi ultimi, così come Israele, erano invitati a rispettare i propri obblighi in base al diritto internazionale, “inclusa la protezione degli operatori umanitari e del personale medico”.

Ancora, la risoluzione degli Usa condannava “tutti gli atti di terrorismo, inclusi gli attacchi condotti da Hamas il 7 ottobre”, e respingeva “ogni trasferimento forzato di civili a Gaza”, così come ogni azione da parte di Israele che possa tradursi in una “riduzione del territorio di Gaza”. Nel documento, che ribadiva “il fermo impegno del Consiglio di sicurezza verso la visione di una soluzione a due Stati”, trovava anche spazio una condanna agli attacchi dei ribelli Houthi in Yemen e nel Mar Rosso. A favore della risoluzione hanno votato 11 membri del Consiglio, mentre la Guyana si è astenuta e l’Algeria ha votato contro così come Russia e Cina, che hanno potere di veto. Durante i suoi colloqui di oggi a Tel Aviv, secondo fonti citate dal sito d’informazione “Axios”, il segretario Blinken ha dichiarato che la “sicurezza d’Israele e il suo posto nel mondo sono in pericolo”, spiegando di essere tornato a Gerusalemme come “un amico che ha trascorso gli ultimi cinque mesi a difendere Israele nel mondo”.

Il segretario ha però aggiunto che l’attuale traiettoria, in assenza di un chiaro piano post-bellico, potrebbe mettere lo Stato ebraico di fronte “a una rivolta che non è in grado di gestire”. “Avete bisogno di un piano coerente, o resterete intrappolati a Gaza” ha detto Blinken secondo le fonti, dicendosi convinto che se Israele continua così “o Hamas resterà in controllo” della Striscia o si creerà una situazione di “anarchia”, entrambe condizioni propedeutiche a un aumento del terrorismo. Dopo l’incontro con il segretario di Stato, Netanyahu ha fatto sapere in un comunicato di aver espresso a Blinken il proprio apprezzamento per il sostegno degli Stati Uniti dopo il 7 ottobre scorso, quando Hamas ha ucciso oltre 1.200 persone in Israele e ne ha rapite circa 240. Secondo le informazioni disponibili, a Gaza vi sarebbero ancora 130 ostaggi e non si sa quanti siano vivi. Dopo l’attacco del 7 ottobre, Israele ha lanciato un’offensiva a Gaza che finora ha provocato quasi 32 mila morti, secondo i dati del ministero della Sanità di Hamas.

La prossima settimana Washington ospiterà funzionari di Israele per capire come integrare un piano integrato umanitario per la Striscia di Gaza, ha detto oggi Blinken ai media prima di lasciare Tel Aviv. Tuttavia, durante l’incontro odierno, il premier Netanyahu ha ribadito a Blinken che “non è possibile sconfiggere Hamas senza entrare a Rafah”, nel sud di Gaza. La scorsa settimana, il gabinetto di guerra israeliano aveva approvato i piani per l’operazione a Rafah, che da un punto di vista militare risulterebbe davvero complessa per lo Stato ebraico. “Spero che possiamo farlo con il sostegno degli Usa, ma se necessario lo faremo per conto nostro”, ha sottolineato Netanyahu. Durante la sua visita in Arabia Saudita di mercoledì, Blinken aveva rivelato che Washington ha offerto alternative all’operazione militare a Rafah, nel sud dell’exclave palestinese, annunciata da Israele ma non ancora avviata. Gli Stati Uniti e la comunità internazionale si oppongono a tale eventualità poiché nella città meridionale al confine con l’Egitto si sono rifugiati oltre 1,5 milioni di palestinesi da tutta la Striscia. “Gli Stati Uniti hanno un piano per una pace duratura nella regione”, aveva detto Blinken.

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