NIGER: L’ITALIA PUNTA A FARSICAPOFILA DEGLI INTERESSI EUROPEI

Pubblicato da Quotidiano del Sud – L’Altravoce dell’Italia – 14/03/2024

Il nostro Paese è sempre più protagonista dopo la definitiva estromissione della Francia

Dopo la definitiva estromissione della Francia, l’Italia punta a farsi capofila degli interessi europei in Niger, il Paese del Sahel teatro di un colpo di Stato – l’ultimo di una lunga serie nella regione – che lo scorso 26 luglio ha portato al potere una giunta militare in sostituzione del presidente democraticamente eletto, Mohamed Bazoum. Un segnale tangibile di questo tentativo si è avuto con la missione effettuata la scorsa settimana da una delegazione italiana ad alto livello – la prima dopo il golpe di luglio – guidata dal capo del Comando operativo di vertice interforze (Covi), generale Francesco Paolo Figliuolo, e dal segretario generale della Farnesina, Riccardo Guariglia. Una visita che fonti della Difesa citate da “Agenzia Nova” hanno definito “molto positiva”, e in occasione della quale sono stati colti segnali di apertura e di benevolenza nei confronti del nostro Paese. Nel corso della visita – la prima congiunta a livello di alti funzionari Difesa ed Esteri italiani effettuata nel Paese dopo il golpe – la delegazione è stata ricevuta dai ministeri della Difesa e degli Esteri nigerini.

Secondo le stesse fonti, la presenza italiana è risultata gradita, contrariamente a quella francese, che invece dopo il colpo di Stato non è più tollerata dalla giunta militare di Niamey, che ha interrotto ogni rapporto di collaborazione con Parigi. Dalla visita è emerso inoltre che saranno presto riavviati i corsi formativi a favore dell’esercito e della polizia nigerini, mentre le attività di cooperazione civile e militare non si sono mai fermate e proseguiranno nei prossimi giorni. Vale la pena di ricordare che in Niger è tuttora presente la Missione bilaterale di supporto nella Repubblica del Niger (Misin), autorizzata dal Parlamento italiano nel 2018 e istituita al fine di incrementare le capacità volte al contrasto del fenomeno dei traffici illegali e delle minacce alla sicurezza, nell’ambito di uno sforzo congiunto di Ue e Stati Uniti per la stabilizzazione dell’area, il rafforzamento delle capacità di controllo del territorio da parte delle autorità nigerine e dei Paesi del G5 Sahel e le attività di sorveglianza delle frontiere e del territorio e di sviluppo della componente aerea del Niger.

La missione – la cui area geografica di intervento è allargata anche a Mauritania, Nigeria e Benin – conta attualmente circa 350 effettivi e prevede l’impiego fino a 13 mezzi, tutti terrestri. Il contingente del personale, dislocato in un hub operativo-logistico completato nel giugno 2022 e situato all’interno dell’aeroporto della capitale Niamey, comprende team per ricognizione e comando e controllo, team di addestratori, da impiegare anche presso il Defense College in Mauritania, team sanitario, personale del genio per lavori infrastrutturali, squadra rilevazioni contro minacce chimiche-biologiche-radiologiche-nucleari (Cbrn), unità di supporto; unità di force protection; unità per raccolta informativa, sorveglianza e ricognizione a supporto delle operazioni (Isr). La missione Misin è guidata dal generale di brigata Massimo Marceddu, che ha assunto la guida del contingente italiano subentrando al generale Nadir Ruzzon. Le attività della Misin sono condotte sotto il coordinamento e secondo le direttive impartite dal Covi, guidato dal generale Figliuolo.

Dalla sua istituzione, la missione Misin ha portato avanti in Niger la formazione di circa 9.100 militari nigerini, condotta nei centri di addestramento di Niamey, Agadez e Arlit, oltre a finanziare diversi progetti nel campo della sanità e dell’educazione. Tra questi, la costruzione del Centro di competenza medicina aeronautica del Niger (Cemedan), deputato agli accertamenti sanitari volti al rilascio delle idoneità medico-legali per il personale pilota e tecnico dell’Aeronautica. La presenza italiana non sembra, dunque, essere stata minimamente intaccata dal colpo di Stato a Niamey. L’aperta ostilità nei confronti della Francia, sancita dall’espulsione del contingentefrancese dal Paese al termine di un estenuante tira e molla tra Parigi e Niamey, non pare infatti trovare conferma per quanto riguarda i rapporti con l’Italia, così come quelli con gli Stati Uniti. È il caso di ricordare, in tal senso, che nel Paese restano tuttora presenti più di 600 militari statunitensi (per la precisione 648, secondo quanto affermato dal presidente Joe Biden in una lettera inviata al Congresso nel dicembre scorso), nonostante un riposizionamento delle truppe avvenuto a settembre.

Prima di quest’ultimo, in Niger c’erano circa 1.100 soldati statunitensi che negli ultimi dieci anni hanno addestrato le forze nigerine nell’antiterrorismo e gestito due basi militari, inclusa una che conduce missioni con droni contro i gruppi affiliati allo Stato islamico e ad Al Qaeda nella regione. Così come l’Italia, inoltre, anche gli Stati Uniti intendono riprendere la cooperazione in materia di sicurezza e sviluppo con il Niger, a condizione che la giunta di Niamey adotti misure per ripristinare la democrazia. Questo, almeno, quanto affermato di recente dalla sottosegretaria di Stato per gli Affari africani, Molly Phee, che peraltro si trova proprio in queste ore in visita a Niamey insieme all’assistente segretario alla Difesa per gli Affari di sicurezza internazionale, Celeste Wallander, e al comandante generale del Comando Usa per l’Africa (Africom), Michael Langley.

Contrariamente all’Italia e agli Usa, con i quali mantiene la sua cooperazione in materia di difesa e sicurezza, il Niger sembra invece aver definitivamente interrotto ogni legame con la Francia e con l’Unione europea. Un tale sviluppo è stato stato confermato nel dicembre scorso, quando la giunta ha annunciato l’intenzione di porre fine agli accordi di difesa e sicurezza con l’Ue, stipulati per sostenere le autorità nigerine nella lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata e all’immigrazione irregolare. In un comunicato, il ministro degli Esteri di Niamey ha annunciato di voler revocare l’accordo stipulato con l’Ue relativo alla missione civile europea denominata Eucap Sahel Niger, attiva dal 2012 e che attualmente conta su circa 130 gendarmi e agenti di polizia messi a disposizione dagli Stati membri dell’Ue per svolgere la sua azione.

Oltre alla missione Eucap, la giunta nigerina ha comunicato di aver ritirato il consenso concesso per il dispiegamento della Missione di partenariato militare dell’Ue in Niger (Eumpm), attualmente a guida italiana. La giunta ha inoltre annunciato l’intenzione di revocare “i privilegi e le immunità” concesse nel quadro di questa missione, senza fornire ulteriori dettagli. Nello stesso giorno dell’annuncio, peraltro, a Niamey era in visita il viceministro della Difesa russo Junus-bek Yevkurov il quale, dopo aver fatto tappa in Mali e in Libia, veniva ricevuto dal leader della giunta Omar Tchiani e dal ministro della Difesa Salifou Modi con i quali ha siglato un accordo che prevede il rafforzamento della cooperazione militare fra i due Paesi, sulla falsa riga di quanto avvenuto con la giunta militare del Mali, altro Paese che come il Niger (e il vicino Burkina Faso) è scivolato nell’orbita russa.

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