LIBIA: EVACUAZIONE DEGLI IRREGOLARIBLOCCATI AL CONFINE CON TUNISIA

Pubblicato da Quotidiano del sud – L’Altravoce dell’Italia – 11/08/2023

Il ministero dell’Interno tunisino ha annunciato che durante l’incontro le parti hanno discusso della “limitazione del flusso di migranti verso le frontiere e di unire gli sforzi per trovare soluzioni che tengano conto dell’interesse dei due Paesi”.
Trabelsi e Feki “hanno concordato di creare una squadra congiunta, incaricata di monitorare sul campo l’evoluzione dei movimenti presso il valico di Ras Jedir e di presentare proposte che verranno attuate al fine di facilitare il passaggio dei viaggiatori in entrambe le direzioni”

Tutti i migranti bloccati presso il valico di Ras Jedir, al confine tra Libia e Tunisia, sono stati evacuati in conformità con l’accordo raggiunto dal ministro dell’Interno del Governo di unità nazionale libico (Gun), Imad Trabelsi, e l’omologo della Tunisia, Kamel Feki. Lo rende noto un comunicato stampa del dicastero libico, confermando l’avvio dell’evacuazione dei migranti provenienti dall’Africa subsahariana e bloccati nella zona di confine tra Libia e Tunisia. Inoltre, una fonte del ministero dell’Interno libico ha dichiarato ad “Agenzia Nova” che il processo di evacuazione “richiederà tempo e ulteriori accordi tra i due Paesi nordafricani, compresa la scelta delle destinazioni verso cui i migranti saranno diretti”. Infine, secondo quanto riferito dalla fonte a “Nova”, è stato concordato di ospitare in Tunisia più di 130 migranti, tra cui 40 donne, bloccati alla frontiera tra i due Paesi, mentre circa altri 200 saranno ospitati in Libia.

Durante l’incontro tra Trabelsi e Feki, le autorità di Tripoli e Tunisi hanno raggiunto una “soluzione consensuale per porre fine al problema della presenza di migranti irregolari nella zona di confine” tra Libia e Tunisia. Secondo quanto riferito dal ministero dell’Interno libico, inoltre, i ministri hanno concordato di accelerare i lavori al valico di Ras Jedir e di facilitare le procedure d’ingresso. Da parte sua, il ministero dell’Interno tunisino ha annunciato che durante l’incontro le parti hanno discusso della “limitazione del flusso di migranti verso le frontiere e di unire gli sforzi per trovare soluzioni che tengano conto dell’interesse dei due Paesi”. Trabelsi e Feki “hanno concordato di creare una squadra congiunta, incaricata di monitorare sul campo l’evoluzione dei movimenti presso il valico di Ras Jedir e di presentare proposte che verranno attuate al fine di facilitare il passaggio dei viaggiatori in entrambe le direzioni”, conclude il comunicato stampa del ministero di Tunisi.

Il Servizio investigativo criminale del ministero dell’Interno del Governo di unità nazionale della Libia (Gun) ha annunciato di aver trovato, negli ultimi giorni, 27 corpi di migranti non identificati, a ridosso del confine con la Tunisia. Lo ha riferito la stessa istituzione libica su Facebook il 9 agosto. Il comandante del Servizio investigativo criminale, il generale di divisione Mahmoud Ashour al Ajili, ha aperto un’inchiesta per determinare l’identità e le cause del decesso, dispiegando squadre di medici legali. Le indagini sono condotte dal Comitato tecnico permanente per la gestione del fascicolo delle migrazioni, in collaborazione con il Servizio investigativo criminale, l’Ufficio di consulenza giudiziaria e medico-legale Abu Salim, il Centro per le emergenze sanitarie e con le Guardie di frontiera libiche. Dalle prime informazioni raccolte, risulterebbe verosimile che la morte dei 27 migranti sia stata causata dalla sete e dalle alte temperature.

Il dossier dei cittadini subshariani bloccati nel deserto al confine tra Libia e Tunisia, in condizioni umanitarie precarie, ha attirato anche l’attenzione dell’Onu. Nei giorni scorsi, il vice portavoce delle Nazioni Unite, Farhan Haq, aveva chiesto alle autorità tunisine di porre fine “all’espulsione di migranti, rifugiati e richiedenti asilo dalla Tunisia ai confini con la Libia e anche con l’Algeria”, avvertendo che “diversi sono morti” al confine tunisino con la Libia, mentre “centinaia, tra cui donne incinte e bambini, sarebbero rimasti bloccati in condizioni estremamente disastrose con scarso accesso a cibo e acqua”.

Accuse respinte dalle autorità tunisine, che affermano di prestare soccorso ai migranti all’interno dei suoi confini, escludendo di fatto chi resta bloccato nel “limbo” al confine con la Libia Nei giorni scorsi ha destato scalpore un filmato che mostra alcune auto della polizia trasportare migranti al confine tra i due Paesi. Il video, divenuto virale sui social network, mostra tre veicoli fuori strada di colore nero con la scritta bianca “Polizia” in arabo arrivare nella zona militare al confine con tra Libia e Tunisia.

L’area in questione è riconoscibile da una torretta bianca che, da una verifica con Google Maps, è compatibile con un vecchio punto di osservazione costiero a due chilometri di distanza dal valico di frontiera di Ras Jedir, in piena “zona militare”. Nel filmato, le auto scaricano una cinquantina di persone, in apparenza migranti subsahariani, che fuggono di corsa. Un altro video pubblicato dall’emittente televisiva “Al Hadath Tunisia” mostra dei migranti in fuga, tra cui una donna e un bambino, inseguiti da agenti armati di Kalashnikov e dalle stesse auto nere della polizia. Una verifica successiva ha appurato che si tratta di auto dell’Amministrazione generale del supporto centrale affiliata al ministero dell’Interno del Governo di unità nazionale (Gun) della Libia.

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