ISRAELE, GLI USA AUMENTANO LA PRESSIONE PER LA NUOVA VISITA DI BLINKEN

Pubblicato da Quotidiano del Sud – L’Altravoce dell’Italia – 03/02/2024

L’obiettivo è far accettare a Netanyahu il cessate il fuoco e un compromesso sul futuro della Striscia Gaza

In vista dell’imminente visita in Israele del segretario di Stato degli Stati Uniti, Antony Blinken, Washington sta aumentando la pressione sul governo del premier israeliano Benjamin Netanyahu affinché accetti un cessate il fuoco e un compromesso sul futuro della Striscia Gaza. Nel frattempo, una delegazione del movimento islamista palestinese Hamas si è recata al Cairo per discutere la proposta redatta a Parigi nei giorni scorsi per un cessate il fuoco a Gaza e per la liberazione degli ostaggi. La visita di Blinken di questo fine settimana, la sesta nello Stato ebraico dal 7 ottobre 2023, giorno dell’inizio del conflitto tra Israele e Hamas a Gaza, si concentrerà sull’accordo di scambio di ostaggi e prigionieri in corso di negoziazione, sull’aumento degli aiuti umanitari nella Striscia e su un’ulteriore spinta degli Stati Uniti affinché Netanyahu inizi a impegnarsi sui piani relativi al futuro dell’exclave palestinese dopo la guerra.

Il dipartimento di Stato Usa ha intanto pubblicato i nomi di quattro cittadini israeliani contro cui sono state imposte sanzioni finanziarie, sulla base di un ordine esecutivo firmato dal presidente Joe Biden per contrastare il crescente numero di episodi di violenza da parte di coloni estremisti ai danni della popolazione civile in Cisgiordania. I quattro cittadini sanzionati sono: David Chai Chasdai, per la partecipazione a una rivolta nel villaggio di Huwara, durante la quale un civile palestinese è stato ucciso e diverse abitazioni sono state date alle fiamme; Einan Tanjil, per avere aggredito con pietre e bastoni alcuni agricoltori palestinesi e anche attivisti israeliani; Shalom Zicherman, per avere aggredito e ferito almeno due attivisti israeliani; e Yinon Levi, per avere guidato un gruppo di coloni responsabile di atti di violenza e intimidazione in diversi villaggi in Cisgiordania. Secondo alti funzionari dell’amministrazione Biden, la violenza di alcuni coloni israeliani nei confronti della popolazione civile palestinese in Cisgiordania non solo mette a rischio la pace e la stabilità in Medio Oriente, ma ostacola anche la creazione di uno Stato palestinese con garanzie di sicurezza per Israele.

Da parte israeliana, le risposte alle sanzioni Usa hanno assunto i toni più svariati, dai più pacati del premier Netanyahu a quelli più duri dei due ministri dell’estrema destra Bezalel Smotrich e Itamar Ben Gvir. Il primo ministro di Israele ha reagito all’ordine esecutivo di Biden, affermando che “la stragrande maggioranza dei residenti di Giudea e Samaria sono cittadini rispettosi della legge, molti dei quali stanno combattendo proprio ora in servizio attivo e di riserva per proteggere Israele”. “Israele agisce contro tutti i trasgressori della legge in ogni luogo e quindi non c’è spazio per misure drastiche su questa questione”, ha aggiunto Netanyahu. Nella giornata di ieri, il ministro israeliano della Sicurezza nazionale Ben Gvir ha invece affermato: “È tempo che Washington ripensi la sua politica in Giudea e Samaria. Il presidente Biden si sbaglia sui cittadini dello Stato di Israele e sugli eroici coloni”. Ha commentato le sanzioni anche il ministro delle Finanze di Israele Smotrich, accusando Biden di “collaborare con gli antisemiti e di legittimare gli attacchi contro i coloni israeliani”. Parlando ai giornalisti, Smotrich ha negato che la violenza dei coloni sia un problema, definendola una “menzogna diffusa dai nemici di Israele per diffamare i coloni, i pionieri e il movimento dei coloni e per danneggiarli”. Secondo quanto dichiarato dal ministero degli Esteri dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), queste osservazioni sono “un’ammissione di coinvolgimento nel terrorismo dei coloni”.

Nel frattempo, continua la mediazione di Egitto e Qatar sull’accordo tra Israele e Hamas per un cessate il fuoco e lo scambio di ostaggi e prigionieri. Nei giorni scorsi, i vertici dell’intelligence di Stati Uniti, Israele, Egitto e il premier del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, hanno redatto e poi presentato ad Hamas un piano in tre fasi. Osama Hamdan, un alto funzionario del movimento islamista palestinese, ha commentato la proposta, dichiarando che non è “accettabile” che questa “non includa un cessate il fuoco permanente” nella Striscia di Gaza. Parlando all’emittente libanese “Lbci”, Hamdan ha affermato che “non c’è modo che questo sia accettabile per la resistenza”, e ha chiesto anche il rilascio di migliaia di prigionieri palestinesi detenuti in Israele, citando in particolare Marwan Barghouti, uno dei capi dell’intifada degli anni 2000- 2006, detenuto per circa vent’anni nelle carceri israeliane e considerato un eroe da molti palestinesi. Basem Naim, membro dell’ufficio politico di Hamas, ha invece dichiarato all’agenzia di stampa “Ria Novosti” che il gruppo ha chiesto garanzie regionali e internazionali per lo scambio di prigionieri e ha esortato la Russia ad agire come garante dello scambio.

Secondo fonti palestinesi citate dall’emittente panaraba di proprietà saudita “Al Arabiya“, in base al potenziale accordo redatto a Parigi ogni giorno dovrebbe essere rilasciato un israeliano in cambio di 30 palestinesi, mentre i dettagli della seconda fase saranno negoziati nel corso dell’attuazione della prima. Durante l’attacco di Hamas in Israele del 7 ottobre scorso, sono state rapite circa 240 persone e 136 si trovano ancora nella Striscia di Gaza, dove prosegue l’offensiva delle Forze di difesa israeliane (Idf). Lo scorso novembre le parti avevano raggiunto un’intesa, a seguito della quale per dieci giorni non ci sono stati scontri e sono stati liberati circa 100 ostaggi in cambio di 300 prigionieri palestinesi.

Dal 7 ottobre 2023, giorno dell’attacco del movimento islamista palestinese Hamas in Israele, le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno lanciato un’operazione militare nella Striscia di Gaza. Secondo quanto reso noto dal ministero della Sanità di Gaza, gestito da Hamas, il bilancio delle vittime nelle operazioni israeliane dal 7 ottobre è di almeno 27.131 morti e 66.287 feriti. Questi dati non possono essere verificati in maniera indipendente e includono sia vittime civili che membri di Hamas. Inoltre, non è possibile sapere con certezza se queste morti siano state causate dall’offensiva di Israele o come conseguenza del lancio di razzi da parte dello stesso movimento islamista palestinese. Da parte israeliana, nell’attacco di Hamas del 7 ottobre sono morte circa 1.200 persone, mentre da quando è iniziata l’operazione di terra delle Idf nella Striscia almeno 223 militari israeliani sono morti nei combattimenti.

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