Il presidente Mohamud a Roma: «Nessun Paese ci conosce come il vostro»

Pubblicato da Quotidiano del Sud – L’Altravoce dell’Italia – 31/01/2024

Non esiste un solo Paese al mondo che conosca la Somalia quanto la conosce l’Italia, per questo auspichiamo che si torni ad avere un rapporto “uno a uno” tra il popolo somalo e quello italiano. Questo il messaggio lanciato dal presidente somalo, Hassan Sheikh Mohamud, intervenuto ieri ad un incontro con la fondazione Med-Or a Roma, dove lunedì ha preso parte al vertice Italia-Africa. Un vertice durante il quale il governo italiano ha lanciato il tanto atteso Piano Mattei, un piano che – nelle parole del leader somalo – intende sostenere l’Africa in diversi aspetti chiave come l’energia, le infrastrutture, la sicurezza, la democrazia e i diritti umani. “È la prima volta che 54 Paesi africani e l’Italia si riuniscono per discutere di argomenti d’interesse reciproco”, ha notato Mohamud, sottolineando come l’Italia abbia “un’influenza globale che ha degli impatti su di noi”, di qui l’importanza di coltivare rapporti più stretti tra i due Paesi. “La sicurezza è una delle massime priorità per il nostro Paese, e su questo abbiamo interesse ad avere il sostegno italiano.

Se la Somalia riuscirà a risolvere i suoi problemi e a diventare un Paese stabile molti problemi verranno risolti. Di qui la necessità di migliorare i rapporti tra di noi”, ha osservato il presidente somalo. Quanto alle sfide regionali, Mohamud è poi tornato ad attaccare la vicina Etiopia, firmataria lo scorso primo gennaio di un controverso memorandum d’intesa con l’autoproclamata repubblica del Somaliland per ottenere l’agognato accesso al mar Rosso. Anche su questo piano, dal leader di Mogadiscio sono giunti elogi al nostro Paese. “L’Italia ha avuto il merito di favorire una distensione dei rapporti tra Somalia ed Etiopia, come dimostrato dal trilaterale che abbiamo avuto ad Addis Abeba con la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni; tuttavia, l’accordo del primo gennaio con il Somaliland ha vanificato questi sforzi”, ha detto Mohamud. “Etiopia e Somalia sono Paesi confinanti che condividono centinaia di chilometri in comune.

Quando abbiamo avuto il trilaterale con la premier Meloni e il primo ministro Abiy Ahmed ad Addis Abeba abbiamo concordato la creazione di un ‘hub’ infrastrutturale e l’Italia ha promesso di patrocinare tale iniziativa. Dopo c’è stato un secondo incontro a Roma (nel luglio scorso). Il tutto in un clima di speranza. Sfortunatamente, il primo gennaio è successo quello che è successo. Non c’è Paese al mondo che abbia riconosciuto l’indipendenza del Somaliland, all’improvviso è successo questo. Ci sono tante speculazioni al riguardo. Quel che è certo è che la Somalia è a una svolta e sta tornando al posto che le spetta, questo può dare fastidio”, ha proseguito. Mohamud ha quindi affermato che dietro la decisione dell’Etiopia di siglare l’accordo con il Somaliland per l’accesso al Mar Rosso ci sono sicuramente potenze straniere. “L’affaccio al Mar Rosso è molto ambito, trattandosi di una regione molto sensibile dal punto di vista strategico, ma l’Etiopia non ha alcun diritto di costruire una base militare o di realizzare un corridoio infrastrutturale (in territorio somalo).

Ci deve essere uno scopo nascosto dietro questa iniziativa, che verrà alla luce”, ha aggiunto il leader somalo, ribadendo che la Somalia respinge l’accordo così come fatto da Nazioni Unite e Unione europea, nel rispetto del principio “sacrosanto” della sovranità di ogni Paese. Mohamud ha quindi ringraziato nuovamente l’Italia per aver ribadito il proprio sostegno all’integrità territoriale della Somalia. Quanto alla stabilità regionale, il presidente somalo ha parlato dei progressi compiuti dalle forze di sicurezza somale nel contrastare il gruppo jihadista al Shabaab, dicendosi al contempo preoccupato per quanto sta accadendo nel mar Rosso, dove gli attacchi delle milizie sciite yemenite Houthi alle navi occidentali che transitano attraverso lo stretto di Bab el Mandeb ricordano il fenomeno della pirateria somala, che pure sta dando preoccupanti segnali di risveglio. “Gli Houthi sono una minaccia. Quando Paesi confinanti non sono stabili non lo siamo neanche a casa nostra. Il mar Rosso oggi non è sicuro. Qualche anno fa gli atti di pirateria minacciavano il mar Rosso e l’oceano Indiano, questo ci è costato un’enorme quantità di denaro.

Oggi questa minaccia è di nuovo presente, domani non sappiamo quale sarà. I Paesi del mar Rosso devono diventare stabili. Come riuscire a farlo è una sfida complessa, non c’è una soluzione unica. Sicuramente la soluzione deve essere politica, non militare”, ha detto Mohamud. Quanto alla lotta contro al Shabaab, che negli ultimi mesi ha conosciuto un significativo rafforzamento, il presidente somalo ha parlato soprattutto della necessità di svuotare le fonti finanziare del gruppo islamista. “Abbiamo avviato una vasta offensiva che ha portato finora grandi risultati. Le comunità rurali ora non sostengono più al Shabaab e insorgono anche nelle zone agricole. Abbiamo aperto un nuovo fronte sulle fonti economiche, stiamo requisendo grossi quantitativi di fondi. (Gli insorti) sfruttano soprattutto le rimesse, i telefoni e le banche per trasferire denaro. Noi abbiamo iniziato a bloccare un centinaio di conti bancari, riuscendo a limitare i movimenti di denaro e, anche se non abbiamo ancora chiuso del tutto i rubinetti, la loro capacità si è notevolmente ridotta.

Non hanno più la capacità finanziaria di prima”, ha detto Mohamud, sottolineando che il 50 per cento circa del territorio è stato liberato, in particolare molte zone rurali, il che ha ridotto notevolmente la libertà di movimento di al Shabaab. Un altro tema affrontato dal presidente somalo è stato il ruolo delle potenze straniere – su tutte Cina e Russia – nella regione e in Africa in generale, con un messaggio chiaro rivolto ai Paesi occidentali, Italia compresa. Infine, un appello rivolto direttamente all’Italia. “Non esiste un solo Paese al mondo che conosca la Somalia quanto la conosce l’Italia. Durante la guerra civile abbiamo perso tutto, compresi dati, archivi, file. Molti sono disponibili in Italia, che ce li ha parzialmente restituiti in forma digitalizzata, e noi li stiamo utilizzando. La Somalia – ha quindi sottolineato il leader somalo – negli anni ‘90 aveva un’università istituita dall’Italia, in cui si parlava italiano. L’Italia ha inoltre sostenuto tanti corsi di formazione professali di tecnici che venivano formati in Somalia. Oggi non abbiamo più un solo istituto tecnico in Somalia. Ci serve il sostegno dell’Italia”, ha detto Mohamud

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