Il futuro dell’Europa? Il Mezzogiorno

Pubblicato da lagazzettadelmezzogiorno.it – 18/03/2023

Giannola (Svimez) al Feuromed di Napoli: finita la spinta verso Est, il Meridione è cerniera con Africa e Medioriente

Dal Festival Euromediterraneo dell’Economia (Feuromed) in corso a Napoli emerge una certezza: pandemia e guerra hanno avuto il potere di cambiare l’asse dell’Europa. È – per dirla con il presidente Svimez Adriano Giannola finita la spinta a est e l’Italia può ora mettere all’incasso il suo vantaggio geografico, a partire proprio dal Sud che diventa cerniera tra Africa, Medioriente e vecchio continente. Vecchio per davvero se si pensa – come spiega Roberto Napoletano (direttore di Feuromed e del Quotidiano del Sud) – che, da qui al 2100, la popolazione europea si dimezzerà mentre quella africana si quadruplicherà.

Dopo i saluti istituzionali del sindaco Gaetano Manfredi e del vicepresidente dell’Europarlamento, Pina Picierno, è intervenuto in videocollegamento il Commissario europeo per l’Economia Paolo Gentiloni che ha rammentato come, malgrado la distanza tra Centro-Nord e Sud sia aumentata in questi anni, è pur vero che abbiamo una quantità di risorse enorme, pensiamo agli 80 miliardi del Pnrr e ai 51 di Coesione.

Visto da Napoli anche il Ponte sullo stretto di Messina diventa una logica conseguenza del nuovo slancio imposto dalla Storia verso il riavvicinamento delle due sponde del Mediterraneo. L’imponente opera, così come la ricostruzione dell’Ucraina, passeranno – auspica il ministro delle Imprese e del Made in Italy e con delega allo Spazio Adolfo Urso – per un protagonismo delle imprese italiane alimentato ad “acciaio”. Il pensiero, ovviamente, corre allo stabilimento di Taranto e, interrogato in proposito, Urso alla Gazzetta rivela: «Stiamo realizzando un piano siderurgico nazionale e che parte dai fabbisogni del Paese, per quello che servirà all’industria del nostro Paese e anche all’industria europea, nella convinzione che l’Europa debba realizzare al più presto misure di tutela della produzione siderurgica europea rispetto alla concorrenza sleale di altri continenti e anche a tutela dell’ambiente. Nel contempo, abbiamo col decreto già approvato in Parlamento delineato la nuova politica industriale che riguarda l’Acciaieria d’Italia e non soltanto. Ci aspettiamo che l’azienda oggi presenti al Governo e alle forze sociali e produttive e sindacali un piano di rilancio perché si può fare di più e di meglio di quello che si è fatto lo scorso anno sia in termini di produzione sia di investimenti per la riconversione green. Noi siamo determinati a realizzare una politica industria siderurgica che faccia del nostro Paese un polo green siderurgico dell’Europa».

Ci sono temi come quelli migratori e della sicurezza che non possono essere abbandonati nelle mani dei singoli Stati e che si dovrà recuperare il nostro protagonismo (Pina Picierno, vice presidente del Parlamento europeo). Ci sono percorsi strategici che non possiamo neppure immaginare senza l’alleato francese e quello tedesco (sempre il ministro Urso) però – questo l’ardimentoso obiettivo dell’evento – oggi può essere lo stesso Mezzogiorno a rivendicare il diritto di fare le proprie analisi e indicare le proprie soluzioni e priorità, fino al punto di tratteggiare un progetto euromediterraneo pensato da Meridione. Le esperienze di straordinario successo non mancano. Qui a Napoli, per esempio, il presidente Domenico Laforgia ha potuto illustrare i successi di Aqp e la sua strategia, giacché questa società così complessa (2.350 dipendenti) ha dovuto affrontare con urgenza la sfida del contenimento dei costi energetici sia attraverso una rivisitazione delle fonti di spesa sia autoproducendo: «Quest’anno la nostra bolletta è quasi raddoppiata e noi, che siamo il secondo consumatore di Puglia, stiamo investendo per arrivare in 8 anni a raggiungere l’autonomia».

Tenendo conto che «gli uomini escono dalle caverne quando si impadroniscono della tecnica, della conoscenza» e, quindi, tenendo ben piantato il compasso nel nostro radicamento culturale – tema molto evidenziato dal ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano nel suo intervento – e senza mai dimenticare che il più importante dei fattori del Sud è il capitale umano, punta e tacco dello Stivale potrebbero/dovrebbero gestire la felice disposizione geografica sfruttando al massimo la propria proiezione nel Mare Nostrum che – ricorda la professoressa Elda Turco Bulgherini (un’autorità in fatto di Diritto della navigazione) – è solo l’1% dei mari ma vale il 30% del Pil complessivo e il 30% del traffico petrolifero, senza sottovalutare che in Italia abbiamo una grande flotta mercantile e che la blue economy conta 220mila imprese e quasi un milione di occupati. Quindi visione, strategie, accordi e porti, porti e collegamenti al servizio della portualità perché – dice Emanuele Grimaldi, presidente International Chamber of Shipping – «senza infrastrutture non si va da nessuna parte. E questo vale per Bari, Gioia Tauro, Augusta, per tutti». D’accordissimo appare il ministro Protezione civile e Politiche del mare Nello Musumeci che stigmatizza come alcune classi dirigenti abbiano pensato che il Sud potesse vivere riposando sui settori tradizionali, come agricoltura, servizi e commercio, dimenticando il mare che oggi diventa motore di crescita solo se, però, i porti non sono meri punti di transito ma luogo in cui si lavora la merce. «C’è da recuperare 30-40 anni di colpevole indirizzo – dice – ma il mio Ministero è di coordinamento e avremo il Piano del mare entro luglio».

E mentre alcune aree meridionali già primeggiano per la fibra (Mario Rossetti, ad di Open Fiber), il Sud si prepara ad essere qualcosa in più d’un Hub energetico per l’Europa. Come ha spiegato il presidente della Regione Basilicata Vito Bardi, infatti, avere le risorse non basta, per avere sviluppo bisogna fare sistema.

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