Ciad: scontri armati a N’Djamena, trema un altro Paese del Sahel

Pubblicato da Quotidiano del Sud – L’Altravoce dell’Italia – 29/02/2024

Rischia di estendersi ulteriormente la “cintura” d’instabilità che interessa ormai da tempo l’intera regione africana del Sahel. Dopo i colpi di Stato in Mali, Guinea, Burkina Faso e Niger, infatti, anche in Ciad – dove pure da quasi tre anni è al governo una giunta militare di transizione insediatasi dopo l’uccisione in battaglia del presidente di lungo corso Idriss Deby Itno – si registrano delle turbolenze che mettono in allarme non soltanto le autorità locali, ma anche le potenze occidentali, già da tempo preoccupate per un progressivo scivolamento di N’Djamena verso l’orbita russa. Secondo quanto riferito dai media locali, ci sono notizie di un tentativo di colpo di Stato in corso in Ciad, dopo che un gruppo di militari si sarebbe diretto verso il palazzo presidenziale di N’Djamena nel tentativo di prenderne il controllo.

Voci di un presunto ammutinamento tra le fila dell’esercito, al momento non confermate, sono state infatti riportate dal sito d’informazione “Tchad One”, che parla di diversi morti negli scontri a fuoco avvenuti nella notte tra martedì e mercoledì e riferisce di una forte mobilitazione delle truppe per le strade della capitale. Alcuni video che circolano sulla rete mostrano in effetti una massiccia presenza di forze militari nelle strade della città, nonché di veicoli blindati e carri armati, mentre la rete Internet resta interrotta. Degli scontri vengono inoltre segnalati tra le forze di sicurezza e i sostenitori dell’oppositore politico Yaya Dillo, considerato la mente dell’azione. Le autorità hanno quindi hanno annunciato l’arresto di un numero non precisato di membri del Partito socialista senza frontiere (Psf) dello stesso Dillo, tra cui il suo responsabile finanziario. Non è chiaro se tra gli arrestati figuri anche lo stesso oppositore, ma in un post pubblicato questa mattina su Facebook questi ha riferito che i militari “sono venuti a prenderlo”. Dillo era già finito nel mirino della giunta militare, attualmente guidata dal generale Mahamat Deby (figlio dello storico presidente Idriss Deby, ucciso nell’aprile 2021). La scorsa settimana, infatti, il governo aveva accusato l’oppositore e i suoi seguaci di essere i mandanti di un recente “tentativo di assassinio” del presidente della Corte suprema, Samir Adam Annour, sebbene Dillo abbia negato ogni collegamento con quell’attacco, che ha descritto come “organizzato”.

Ieri, d’altro canto, lo stesso partito d’opposizione ha accusato i servizi segreti di aver ucciso Abakar Torabi, il vicesegretario nazionale alle Finanze del partito. Dillo è da tempo uno strenuo oppositore del presidente Deby, che il mese scorso è stato designato candidato del Movimento di salvezza patriottica (Mps) – il partito fondato nel 1990 dal defunto presidente Idriss Deby Itno – alle prossime elezioni generali, in aperta contraddizione con quanto promesso nei mesi scorsi dallo stesso Deby e con le risoluzioni adottate dall’Unione africana, che vietano espressamente la candidatura a ruoli dirigenziali di qualsiasi leader di transizione. Proprio ieri, inoltre, la Commissione elettorale del Ciad ha proposto il 6 maggio come data delle elezioni presidenziali che dovrebbero così mettere fine al periodo di transizione iniziato con la morte di Deby, avvenuta per mano dei ribelli nell’aprile 2021. Spetterà ora alla presidenza la decisione se confermare, via decreto, la proposta dell’Agenzia nazionale per la gestione delle elezioni (Ange), organismo creato appositamente dalla giunta al potere per coordinare – e condizionare, secondo le denunce dell’opposizione – l’organizzazione del voto.

Alla morte del padre, nell’aprile del 2021, Mahamat Deby ha assunto il potere formando una giunta militare, anche in questo caso contro quanto previsto dalla Costituzione del Paese allora in vigore, in base alla quale la guida del Paese sarebbe dovuta passare provvisoriamente al presidente del parlamento. A dicembre scorso il governo di transizione ciadiano ha poi organizzato un referendum costituzionale in seguito al quale è stata approvata la nuova Carta che prevede – tra le altre cose – l’istituzione di comunità autonome con assemblee locali e consigli di capi tribali tradizionali. L’annuncio della data delle elezioni, e l’attacco di questa notte, avvengono peraltro mentre il primo ministro di transizione, Succes Masra, è partito per un tour di dieci giorni negli Stati Uniti e in Europa volto a convincere gli organismi multilaterali a sostenere l’ultimo periodo di transizione ciadiano e far prova di buona volontà. Secondo quanto riferito dalla giunta, Masra – ex oppositore, fuggito dal Ciad nel 2022 dopo una sanguinosa repressione dell’esercito e rientrato a N’Djamena dopo oltre un anno di esilio – incontrerà in particolare i vertici delle istituzioni finanziarie internazionali, tra cui alti funzionari della Banca mondiale, del Fondo monetario internazionale (Fmi) e delle Nazioni Unite, con l’obiettivo dichiarato di “mobilitare risorse per sostenere la fine della transizione”. Nel suo viaggio Masra è accompagnato dal ministro delle Finanze, Tahir Hamid Nguilin.

Il viaggio di Masra avviene, inoltre, dopo che nei giorni scorsi una squadra dell’Fmi ha lasciato il Ciad, esprimendo valutazioni contrastanti: se alla giunta militare vengono riconosciuti sforzi in termini di accessibilità ai dati, restano ancora da fare progressi per quanto riguarda la disciplina finanziaria e, soprattutto, per spiegare le significative spese fuori bilancio. N’Djamena giustifica le incoerenze con la grave crisi umanitaria che affligge il Paese e la regione, ricordando l’accoglienza di oltre un milione di rifugiati sudanesi sul suo territorio, ma le autorità non sembrano aver convinto del tutto le direzioni degli organismi multilaterali. Nominato premier a gennaio, Masra è un ex leader di opposizione e presidente del partito dei Trasformatori che si era opposto fermamente ai governanti militari saliti al potere nell’aprile 2021 dopo la morte di Idriss Deby Itno, ucciso dai ribelli dopo aver guidato il Paese per 30 anni. Nel referendum che si è svolto a fine dello scorso anno per l’introduzione di una nuova Costituzione, che ha visto la netta affermazione dei “sì” con l’86 per cento, Masra aveva però esortato i sostenitori a votare a favore della proposta della giunta, sostenendo che l’adozione della Carta avrebbe accelerato la fine della transizione, opponendosi a chi esortava a boicottare il voto. Masra era fuggito dal Ciad poco dopo che, nell’ottobre del 2022, decine di persone erano state uccise in una repressione delle proteste contro i governanti militari, contestando la loro decisione di prolungare di altri due anni la transizione di 18 mesi. Secondo le autorità, nelle proteste sono state uccise circa 50 persone, ma i partiti di opposizione e le organizzazioni non governative parlano di una cifra compresa tra le 100 e le 300 persone.

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