Senegal: il Consiglio costituzionale boccia il rinvio delle elezioni

Pubblicato da Quotidiano del Sud – L’Altravoce dell’Italia – 17/02/2024

Ammessa l’impossibilità di mantenere il 25 febbraio come data dell’appuntamento elettorale e ha esortato le autorità competenti a organizzare lo scrutinio “al più presto”

Con una sentenza definita “storica” dalle opposizioni, il Consiglio costituzionale del Senegal ha annullato il rinvio delle elezioni deciso dal presidente Macky Sall per ragioni legate alla corruzione ed alla sicurezza nazionale. La decisione, ha spiegato la consulta, si basa sul principio di “certezza del diritto”, ed in particolare sul mancato rispetto degli articoli 27 e 103 della Carta senegalese: il primo fissa la durata del mandato del presidente della Repubblica e il secondo dispone che nessuno possa modificarne il numero o la durata. Rinviando il voto del 25 febbraio al 15 dicembre, invece, Sall sarebbe rimasto al potere ben oltre la fine del suo mandato, il in scadenza il prossimo 2 aprile, contravvenendo ad un principio fondamentale delle leggi che regolano lo Stato. Nel bocciare anche il decreto con il quale Sall aveva annullato la convocazione del corpo elettorale per fine febbraio, il Consiglio ha nondimeno ammesso l’impossibilità di mantenere il 25 come data dell’appuntamento elettorale e ha esortato le autorità competenti a organizzare lo scrutinio “al più presto”.

In Senegal la sentenza ha avuto l’effetto di una deflagrazione. “E’ una decisione storica, che riabilita l’immagine della democrazia nel Paese”, ha commentato l’ex premier Aminata Touré, esclusa dalla corsa alla presidenza e secondo la quale il Consiglio non ha più potuto chiudere gli occhi dinanzi alle evidenti e ripetute violazioni del diritto costituzionale. “Non avevamo mai visto, in un Paese moderno, il rinvio di un’elezione a dieci ore dall’apertura della campagna elettorale”, si è lamentata l’ex prima ministra, che ora auspica “un ritorno alla norma senegalese, quella democratica” e che le elezioni siano “libere e trasparenti”. Soddisfatti anche i candidati Thierno Alassane Fall, per il quale con la sentenza è stata raggiunta “una tappa cruciale della nostra democrazia”, e Cheikh Tidiane Dieye, convinto che quanto accaduto sia da attribuire al popolo senegalese, “capace di erigersi davanti a Macky Sall” per difendere i suoi diritti. Dalla piattaforma Pastef del leader di opposizione Ousmane Sonko, in carcere per diverse accuse fra cui quella di incitamento alla sovversione, viene ugualmente espressa “grande soddisfazione” per la presa di posizione dei magistrati. Mentre scriviamo nessun commento è stato rilasciato dal capo dello Stato o dal suo ufficio sulla sentenza.

La sentenza arriva mentre nel Paese la tensione è alta per le violente proteste animate nelle strade di Dakar ed altre città senegalesi dalle opposizioni, che avevano definito la mossa di Sall “un colpo di Stato istituzionale”. Nonostante il presidente abbia più volte assicurato l’impegno a non ricandidarsi per un terzo mandato, infatti, il suo rimanere al potere era stato letto come un tentativo di sovvertire l’ordine costituzionale. Nel corso delle proteste, la scorsa settimana tre persone sono state uccise e centinaia arrestate, con vittime giovanissime che hanno sollevato l’indignazione popolare. L’ultima vittima delle manifestazioni è un ragazzo di 16 anni di nome Landing Camara, colpito da un proiettile alla testa nella città meridionale di Ziguinchor, roccaforte del leader di opposizione Sonko. A Dakar è morto un giovane ambulante di 23 anni di nome Modou Gueye, mentre a Saint-Louis, nel campus della Gaston Berger University, è deceduto in circostanze ancora da chiarire lo studente Alpha Yero Tounkara, 22 anni.

Nella confusione generale, utili a smorzare i toni della protesta erano stati gli ex presidenti Abdou Diouf e Abdoulaye Wade, che avevano chiesto agli organizzatori delle proteste di tornare al dialogo. Così, gli attivisti della piattaforma Aar Sunu Election (Proteggiamo le nostre elezioni, in lingua wolof), una piattaforma politica di recente formazione composta da circa 50 gruppi, avevano annullato le manifestazioni in agenda negli ultimi giorni a Dakar e non autorizzate. “Vogliamo rimanere nella legalità” ed “evitare ogni violenza”, avevano dichiarato a “Rfi”. Per contenere i disordini le autorità del Senegal avevano limitato per due giorni l’accesso al servizio internet mobile. A livello regionale si era intanto attivata la Comunità economica dei Paesi dell’Africa occidentale (Cedeao), che la scorsa settimana aveva invitato il Senegal a “ripristinare urgentemente il calendario elettorale”. Dopo aver ritirato i 32 osservatori elettorali inviati a monitorare il voto il blocco regionale aveva deciso di inviare a Dakar il presidente di turno e capo di Stato nigeriano Bola Tinubu per mediare, ma la visita era stata annullata all’ultimo.

Il 3 febbraio scorso, in un discorso alla nazione in diretta televisiva, il presidente Sall aveva annunciato che avrebbe rinviato le elezioni presidenziali a causa di alcuni problemi relativi alla presentazione delle candidature. Il capo dello Stato aveva spiegato che il Parlamento è stato incarico di costituire una commissione per indagare sui motivi per cui sono state respinte le richieste di partecipazione di alcuni esponenti politici. La creazione di tale commissione era stata richiesta dal Partito democratico senegalese dopo che la candidatura del suo esponente, Karim Wade – figlio dell’ex presidente -, era stata respinta in quanto detentore di doppia cittadinanza. Il partito aveva accusato di corruzione alcuni membri del Consiglio costituzionale incaricati di monitorare la validità delle candidature. Sall aveva indicato tale questione come motivo del rinvio delle elezioni, una decisione assunta dopo essersi consultato con il primo ministro, il Parlamento e i vertici di altri organi governativi. Successivamente, il Parlamento senegalese aveva approvato il rinvio delle elezioni presidenziali ed esteso i poteri dell’attuale presidente oltre il 2 aprile. La discussione del disegno di legge era stata accompagnata da accese proteste dei parlamentari dell’opposizione, che aveva interpretato il tentativo di rinviare il voto di Sall come una strategia per prendere tempo per un’elezione a rischio. L’attuale premier Amadou Ba, candidato della maggioranza alla successione di Sall, non aveva finora riscosso grandi entusiasmi e rischiava fortemente di non attrarre il necessario consenso alle urne.

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