TUNISIA: ITALIA PRIMO FORNITORE NEL PERIODO GENNAIO-MAGGIO

Pubblicato da Quotidiano del Sud – L’Altravoce dell’ Italia – 09/09/2023

La nostra riconferma nonostante un calo generalizzato delle importazioni nel Paese rivierasco

L’Italia mantiene la posizione di primo fornitore della Tunisia nei primi cinque mesi del 2023, nonostante un calo generalizzato delle importazioni nel Paese rivierasco. È quanto emerge dagli ultimi dati pubblicati dal sito web “Infomercatiesteri.it”. L’Italia è infatti il secondo mercato di destinazione dell’export tunisino, con una quota di mercato del 19,6 per cento nel periodo gennaio-aprile 2023, ed è il primo fornitore della Tunisia, con una quota di mercato del 13,79 per cento, davanti a Francia (11,69 per cento), Germania (6,69 per cento), Spagna (4,30 per cento) e Regno Unito (1,09 per cento). L’interscambio commerciale è stato pari a 2,889 miliardi di euro nel periodo gennaio-maggio 2023, composto da 1,487 miliardi di euro di export italiano (-9,9 per cento) e 1,403 miliardi di euro di import (+6,4 per cento) e un saldo a favore dell’Italia di 84 milioni di euro.

Commentando i dati dell’interscambio, l’ambasciatore d’Italia a Tunisi, Fabrizio Saggio, ha sottolineato ad “Agenzia Nova” come “i primi cinque mesi del 2023 confermino lo straordinario livello raggiunto dalle relazioni italo-tunisine, anche in campo economico-commerciale. Un partenariato a 360 gradi quello fra Roma e Tunisi, che ha nell’attività delle oltre 900 imprese italiane presenti in Tunisia uno dei suoi pilastri”. L’Italia ha esportato soprattutto macchinari e apparecchi (1,63 miliardi di euro), prodotti alimentari, bevande e tabacco (1,085 miliardi di euro) e prodotti tessili, abbigliamenti, pelli e accessori (603,0 milioni di euro), importando dalla Tunisia prodotti dell’agricoltura, della silvicoltura e della pesca (399 milioni di euro), estrazione di minerali da cave e miniere (162 milioni di euro) e mezzi di trasporto (118 milioni di euro).

Da segnalare, infine, la presenza di 426 imprese operanti nel settore dell’industria manifatturiera, commercio all’ingrosso e al dettaglio, trasporti e logistica che impiegano 8.836 addetti con un fatturato complessivo di 2,606 miliardi di euro. La Tunisia è un Paese strategico per l’Italia per almeno tre motivi: i flussi migratori, l’approvvigionamento energetico e la presenza industriale italiana. Sul primo punto, è noto come la Tunisia sia divenuta il primo Paese di partenza delle imbarcazioni cariche di migranti sbarcati in Italia via nave in modo irregolare nel 2023. Tuttavia, è bene precisare che il numero dei tunisini sbarcati in Italia è diminuito del 20 per cento dall’inizio dell’anno al 31 agosto.

Secondo le statistiche del Forum tunisino per i diritti economici e sociali (Tfesr), circa 9.283 migranti tunisini “illegali” hanno raggiunto le coste italiane nei primi otto mesi del 2023, rispetto agli 11.742 dello stesso periodo del 2022. Ne consegue che la stragrande maggioranza dei migranti partiti dalle coste tunisine e arrivata in Italia non è tunisino, ma proviene da altri Paesi dell’Africa subsahariana. Quanto all’energia, la scorsa settimana presidente tunisino Kais Saied ha destituito Moncef Matoussi, direttore generale di Sotugat (la compagnia statale tunisina del Gasdotto Transtunisino) e di Sergaz (società di servizi del Gasdotto Transtunisino).

Sotugat è proprietaria del Gasdotto Transtunisino, la parte tunisina del Transmed (conosciuto anche con il nome di gasdotto Enrico Mattei), realizzato con la funzione primaria di trsportare il gas di origine algerina verso l’Italia. Si tratta di due linee da 48 pollici, la prima operativa dal 1983 e la seconda dal 1994, che si sviluppano attraverso il territorio tunisino per circa 370 chilometri, dalla località di Oued es Saf-Saf, alla frontiera tra Tunisia ed Algeria, fino alle coste del Mar Mediterraneo, nella regione di Cap Bon. Il sistema comprende cinque stazioni di compressione situate a Feriana, nei pressi della frontiera algerina, Sbeitla, Sbikha, Korba e Cap Bon; quest’ultima è dedicata alla spinta del gas naturale fino all’Italia.

La capacità di trasporto del gasdotto è assegnata sulla base di contratti di trasporto di lungo termine ship or pay. Per quanto concerne l’industria, infine, non tutti sanno che la Tunisia è una importante piattaforma manifatturiera per l’industria italiana: nel Paese operano quasi 1.000 società a capitale italiano e molte altre potrebbero aggiungersi per effetto della disaffezione degli ultimi anni rispetto a produzioni in Asia, anche per evidenti motivi logistici. Nel primo trimestre del 2023, la Tunisia è diventata l’ottavo maggiore esportatore di abbigliamento verso l’Unione europea, conquistando una posizione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Tunisi, infatti, ha acquisito nel settore tessile una quota del mercato europeo pari a circa il 3,06 per cento, aumentando il proprio volume di esportazioni del 16,28 per cento. Secondo gli ultimi dati del Centro tecnico tessile (Cettex) relativi ai primi sette mesi (gennaio-luglio), il valore delle esportazioni del settore tessile hanno registrato un aumento dell’11,69 per cento, raggiungendo un totale di 5.900 milioni di dinari tunisini alla fine di luglio 2023 pari 1.769 milioni di euro. Tuttavia, va registrato un dato preoccupante: le importazioni di fibre sono diminuite del 19,25 per cento in dinari. L’Italia, principale fornitore di fibre, ha regi- strato un calo del 2,10 per cento in termini dinari, mentre la Cina, secondo fornitore, ha registrato un notevole aumento del 74,42 per cento in termini dinari.

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